Dr. Hauschka

Dall’India il primo burro di mango biologico al mondo Un nuovo progetto di coltivazione di Dr. Hauschka

  • Frutto del mango

    Frutto del mango

  • Albero del mango

    Albero del mango

Burro di mango – Questa materia prima di importanza fondamentale per i produttori di preparati cosmetici, da oggi è disponibile anche in qualità biologica. Si tratta del primo burro di mango biologico al mondo, frutto del progetto di coltivazione avviato da Dr. Hauschka in India. Oggi il progetto e la materia prima hanno superato con successo la fase di collaudo, rendendo possibile l’impiego del burro di mango bio nei prodotti a marchio Dr. Hauschka. Questo pregiato ingrediente di qualità bio ha tuttavia il suo prezzo, e Dr. Hauschka lo vale.

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In WALA Heilmittel GmbH, azienda produttrice della Cosmesi Dr. Hauschka, Christine Ellinger è il motore del progetto. Christine, che lavora all’interno del reparto acquisti delle materie prime, racconta il percorso intrapreso. “Il desiderio di WALA è quello di ampliare l’agricoltura biologica il più possibile a livello mondiale, poiché coltivare secondo i suoi dettami significa coltivare senza fertilizzanti e senza pesticidi e da questo possono trarre beneficio, in ugual misura, sia le persone che l’ambiente”. A Christine sembrava incredibile, infatti, che nonostante il mango venisse già coltivato in qualità biologica certificata, il suo pregiato nocciolo rimanesse inutilizzato. Ci spiega: “Solo alcuni dei mango bio presenti sul mercato vengono venduti freschi, poiché la maggior parte arriva ai consumatori in forma di succo oppure di mango essiccato”. La buccia e il nocciolo, invece, vengono scartati, nonostante sia proprio il nocciolo la parte del frutto che contiene gli ingredienti più preziosi per i cosmetici.

Burro di mango bio – Il progetto di lavorazione di Dr. Hauschka

Poiché il mango cresce in molti paesi del mondo, per incontrare possibili partner di progetto Christine Ellinger intraprese un viaggio nei diversi continenti, fino a quando, nel 2008, trovò un interlocutore ideale: Nanalal Satra, Managing Director di Castor Products Company in India, azienda che già da tempo produce per WALA olio di ricino di qualità biologica spremuto a freddo. “Nanalal Satra ha capito subito ciò di cui avevamo bisogno” spiega Christine. Ma è stato necessario del tempo prima di chiarire e risolvere le molte questioni legate alla produzione del burro di mango di qualità bio. Si trattava infatti di un ambito completamente nuovo per WALA, che fino a quel momento, per mancanza di alternative, acquistava il burro di mango come materia prima finita. Le tematiche da affrontare furono molte, per esempio in che modo estrarre i semi di mango dal nocciolo e il burro dai semi del frutto, e in che modo garantire che il burro di mango rimanesse stabile senza aggiunta di conservanti. “All’inizio non sapevamo che quantità di frutti sarebbe stata necessaria per far fronte al nostro fabbisogno di burro di mango” racconta Christine Ellinger. Per poterlo stabilire, nel 2009 vennero avviati i primi test di lavorazione.

Come primo passo per ottenere il burro di mango, i noccioli devono asciugare al sole per diversi giorni. Si procede poi aprendo i noccioli a mano ed estraendone i semi, che a loro volta è necessario essiccare. Una vera e propria sfida, perché subito dopo la raccolta dei mango inizia la stagione delle piogge. Per questa ragione l’essiccazione dei semi di solito viene completata, almeno in parte, all’interno di appositi forni; così, per ridurre al minimo la quantità di energia non rinnovabile utilizzata, Nanalal Satra e WALA decisero di avvalersi di energia solare, commissionando uno studio di valutazione per definire la procedura di essiccazione ottimale mediante energia rinnovabile. Non appena essiccati, i semi vengono spediti via nave in Germania per l’estrazione del burro di mango. Ma in un prossimo futuro l’obiettivo di WALA è quello di rendere possibile l’estrazione del burro di mango in loco, affinché le diverse fasi del processo di lavorazione possano svolgersi in India, creando un maggior valore aggiunto per il paese. Anche se già durante questa prima fase è stato raggiunto un traguardo significativo: i noccioli di mango e i suoi semi non vengono più scartati o inceneriti, bensì lavorati e trasformati in preziosa materia prima. Inoltre, durante il periodo di estrazione dei noccioli di mango bio, Nanalal Satra può offrire un impiego a 40 lavoratori stagionali in più.

Burro di mango – una materia prima ricca di proprietà

Il burro di mango, la cui consistenza è simile a quella del burro di cacao, è ricco di virtù: nutre intensamente la pelle grazie al suo elevato contenuto di acidi grassi, aiutandola a preservare idratazione ed elasticità; è coadiuvante nell’attenuare le linee sottili ed è particolarmente benefico ed efficace per la pelle ruvida. Garantisce inoltre una leggerissima protezione dai raggi UV. Il burro di mango è edibile, per questo viene impiegato anche nella produzione del cioccolato.

Burro di mango nei prodotti Dr. Hauschka

Il burro di mango biologico è contenuto nei seguenti prodotti Dr. Hauschka:
Maschera strutturante: trattamento intensamente levigante e rassodante, ideale per la pelle secca e per la pelle matura, la cui elasticità si è affievolita.
Fluido contorno occhi: delicato trattamento idratante e levigante che aiuta a prevenire la formazione di linee sottili.
Lip Gloss

Dal Capo di Buona Speranza: erba cristallina dal Sudafrica

  • I collaboratori della Parceval Ltd. Pharmaceuticals

    I collaboratori della Parceval Ltd. Pharmaceuticals

  • Campi di erba cristallina alla Waterkloof-Farm

    Campi di erba cristallina alla Waterkloof-Farm

  • Raccolto dell'erba cristallina alle sette del mattino

    Raccolto dell'erba cristallina alle sette del mattino

  • Raccolto dell'erba cristallina alle sette del mattino

    Raccolto dell'erba cristallina alle sette del mattino

  • Raccolto dell'erba cristallina alle sette del mattino

    Raccolto dell'erba cristallina alle sette del mattino

  • Erba cristallina (Mesembryanthemum crystallinum)

    Erba cristallina (Mesembryanthemum crystallinum)

  • Campi della Waterkloof-Farm

    Campi della Waterkloof-Farm

  • Preparazione delle seminiere

    Preparazione delle seminiere

  • Preparazione delle seminiere

    Preparazione delle seminiere

  • Erba cristallina (Mesembryanthemum crystallinum)

    Erba cristallina (Mesembryanthemum crystallinum)

L'erba cristallina, che resiste al caldo intenso ed è il cuore dei preparati per la pelle Dr.Hauschka Med, proviene dal Sudafrica. Andiamo a trovare Ulrich Feiter, che coltiva l'erba cristallina e che è legato a WALA da una lunga storia.

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Sono le sette del mattino, è inverno in Sudafrica, i versi degli ibis turbano la quiete. Il sole è appena sorto, sette collaboratori dell'azienda sudafricana  Parceval Ltd. Pharmaceuticals iniziano il raccolto dell'erba cristallina che cresce nei campi della Waterkloof-Farm appartenente all'azienda. Ci sono 14 gradi centigradi in questa mattinata di agosto, se si pensa all'estate, quando si arriva a 45 gradi, fa freddo. Per oggi l'obiettivo è di raggiungere 1,5 tonnellate. Poiché le piante sono cresciute rigogliose, lo si raggiunge dopo sole tre ore.

Circa dieci tonnellate di erba cristallina (Mesembryanthemum crystallinum) vengono prodotte annualmente dalla Parceval Ltd. Pharmaceuticals nella sua Waterkloof-Farm bio certificata nella quale si pratica l'agricoltura biodinamica. Della produzione di sementi e di compost, della coltivazione di piantine e del raccolto si occupano i dipendenti della fattoria. Coltiviano l'erba cristallina durante i mesi invernali perché così cresce più rapidamente ed è più ricca di succo. In compenso, i luoghi in cui l'erba cristallina cresce naturalmente fanno capire la personalità di questa pianta. È una pioniera che va a insediarsi in luoghi la cui struttura normale è in squilibrio.

Ulrich Feiter è fondatore e capo della Parceval Ltd. Pharmaceuticals. La collaborazione fra lui e WALA iniziò già nel 1986. Il provetto giardiniere fece pratica per quasi due anni come studente lavoratore in diversi reparti di WALA e imparò, tra le molte cose, anche il processo ritmico di produzione utilizzato per preparare gli estratti di piante officinali a base acquosa conservabili, ovvero le cosiddette tinture madri. Con queste nozioni e con l'incarico di WALA di ricavare una tintura madre dal Bryophyllum, pianta che ama il caldo, Feiter si recò in Sudafrica.

Per Ulrich Feiter il proprio compito in Sudafrica non si limita a lavorare come produttore su ordinazione. "I profitti non mi interessano da sempre", risponde quando gli si chiede quali siano i suoi sogni per il futuro. Quello che gli interessa è invece trasmettere idee, costruire ponti e aiutare l'Africa. Per questo, nel 2005 ha promosso la fondazione di AAMPS, ovvero la Association for African Medicinal Plants Standards, che recentemente ha pubblicato le descrizioni di oltre 50 piante officinali africane al fine di renderle utilizzabili. E sempre per questa ragione si sta occupando della creazione di una fondazione per i collaboratori, attraverso la quale il personale potrà partecipare agli utili della Parceval e avrà il diritto di cogestire gli affari dell'azienda. È una grande sfida per il senso di responsabilità di tutti, che cresce soltanto con la pazienza e un intenso dialogo. Ma è questo il passo giusto verso il futuro.

Olio di ricino bio dall’India

  • Olio di ricino bio dall’India

    In India, in molte località le donne devono andare a prendere l’acqua a piedi

  • Olio di ricino bio dall’India

    Shailesh Vyas von der NGO Satvik dà consulenza agli agricoltori a Kutch che coltivano secondo i criteri dell’agricoltura biologica

  • Olio di ricino bio dall’India

    Raccolta del ricino

  • Olio di ricino bio dall’India

    Capsule dei semi di ricino raccolte

  • Olio di ricino bio dall’India

    Nananal Satra produce olio di ricino certificato bio nel proprio frantoio

  • Olio di ricino bio dall’India

    I sacchi da trasporto per i semi di ricino contrassegnati con l’etichetta bio e il numero aiutano a controllare che dal coltivatore arrivi al frantoio soltanto merce certificata bio

  • Olio di ricino bio dall’India

    Ricino (Ricinus communis) con i frutti in fase di maturazione

  • Olio di ricino bio dall’India

    Gli abitanti di Jadsa coltivano il ricino

  • Olio di ricino bio dall’India

    La collaboratrice di WALA Christine Ellinger ascolta i desideri degli abitanti del villaggio di Jadsa e regala alle donne i prodotti della Cosmesi Dr.Hauschka

L’olio di ricino, componente dalle virtù trattanti in diversi prodotti della Cosmesi Dr. Hauschka, è l’ingrediente base degli Oli da bagno. Quando WALA decise di utilizzare questa materia prima in qualità biologica certificata per i propri preparati, dovette constatare che nessun prodotto sul mercato mondiale rispondeva ai requisiti necessari. Nel 2005 Christine Ellinger, responsabile degli acquisti delle materie prime dei laboratori WALA attivò i suoi contatti in India, affinché potessero prendere contatto con i coltivatori biologici locali, tra cui Satvik, organizzazione non governativa.

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Fondata nel 1995 da alcuni contadini indiani motivati e orientati al biologico, Satvik è un organizzazione non governativa che ebbe come primo obiettivo quello di incoraggiare e implementare un sistema di recupero delle acque piovane nell’arida regione di Kutch, nell’India settentrionale. Quando nel 2001, a seguito di un sisma di elevata intensità, non soltanto persero la vita 20.000 persone bensì molti dei sopravvissuti non poterono più contare sulla base necessaria per la propria sussistenza, divenne importantissimo convertire l’agricoltura corrente a metodi di coltivazione meno costosi, in grado di mantenere, se non addirittura accrescere, la fertilità dei terreni. Fu in quella circostanza che l’intervento di Satvik si rivelò fondamentale.

Per la prima volta un olio di ricino certificato bio

L’arrivo presso Satvik, nel 2005, di Christine Ellinger, ecotrofologa e agronoma, con la sua richiesta di ricino biologico, giunse nel momento opportuno. A quel tempo i coltivatori producevano già nel rispetto dei criteri dell’agricoltura biologica, tuttavia non erano ancora ufficialmente certificati bio. Grazie al sostegno finanziario offerto all’attività di consulenza di Satvik, e alla sua lunga esperienza in materia, WALA poté contribuire affinché l’intero percorso di coltivazione e lavorazione del ricino ottenesse la certificazione bio tramite IMO (Istituto di ecologia di mercato). Questo organismo di controllo indipendente verifica prodotti, coltivazioni, trasformazioni, importazioni e commercio in termini di criteri ecologici, in ottemperanza alla normativa europea vigente in materia. Fu così che nel 2005 ebbe inizio questa partnership, che ebbe come frutto la produzione del primo olio di ricino certificato bio del mondo.

Il mio sogno è quello di trasformare esclusivamente semi di ricino da coltivazione biologica

E’ dal 2005 che Nanalal Satra, proprietario e amministratore della società Castor Products di Nandgam (nella regione del Kutch), è in contatto con WALA. Animato dalla richiesta di Christine Ellinger e incaricato da Satvik, produce olio di ricino dal 2007, ottenendolo mediante spremitura a freddo dei semi da agricoltura biologica che acquista dai contadini certificati bio della regione, pagandoli dal 15 al 18% in più rispetto ai semi di ricino da agricoltura convenzionale. Entusiasta dei metodi di produzione biologica, nel 2009 costruì una nuova linea produttiva certificata da IMO e destinata esclusivamente alla produzione di olio di ricino certificato bio. Il maggior profitto derivante dalla vendita di olio di ricino biologico viene utilizzato da Nanalal Satra per allestire e migliorare gli spazi comuni per i suoi collaboratori, per sostenere economicamente i contadini locali nel passaggio dall’agricoltura convenzionale a quella biologica e per l’ottenimento della certificazione bio e infine per permettere loro di cucinare con biogas. A 50 coltivatori ha già finanziato impianti di biogas con i quali una famiglia che ha una mucca può preparare tutti i pasti. Nell'arida regione di Kutch che è povera di alberi, questa è una vera benedizione.

L’indipendenza economica come obiettivo principale

Attualmente sono ormai 100 le famiglie di coltivatori che hanno ottenuto la certificazione biologica per le superfici agricole, e che da 270 ettari di terreno ottengono 130 tonnellate circa di semi di ricino biologici, garantendosi, in questo modo, un reddito integrativo stabile. Oggi, la produzione di olio bio di Nanalal Satra eccede ampiamente il fabbisogno di WALA, permettendogli così di collaborare con molti altri partner commerciali. Tutto questo è veramente in linea con la nostra filosofia, dice Christine Ellinger. Per noi, infatti, era importante dare il via segmenti produttivi e renderli stabili, offrendo il nostro sostegno, in una regione svantaggiata e povera di strutture, permettendo alle persone del luogo di gettare le basi per la propria indipendenza finanziaria e per una migliore condizione sociale. Inoltre, accanto alla consulenza economica sono nati anche programmi sanitari e di formazione. Anche Christine Ellinger, durante le sue visite, approccia gli aspetti di carattere sociale, occasione che Nananal Satra coglie per mostrarle, con orgoglio, i miglioramenti apportati agli spazi comuni dedicati ai collaboratori. Christine Ellinger non può nascondere il proprio entusiasmo: l’incontro tra culture differenti dà ottimi frutti, a tutti i livelli.

Olio essenziale di rosa dall’Etiopia

  • I petali di rosa degli altopiani etiopi pesano il doppio rispetto a quelli degli altri paesi.

    I petali di rosa degli altopiani etiopi pesano il doppio rispetto a quelli degli altri paesi.

  • Questi petali verranno utilizzato per produrre il primo olio di rosa organico dell’Africa in assoluto.

    Questi petali verranno utilizzato per produrre il primo olio di rosa organico dell’Africa in assoluto.

  • Grazie alla prossimità dell’Etiopia all’Equatore, la raccolta dura otto settimane anziché le quattro usuali.

    Grazie alla prossimità dell’Etiopia all’Equatore, la raccolta dura otto settimane anziché le quattro usuali.

Parlando di olio essenziale di rosa pensiamo alla Turchia o alla Bulgaria, a Iran e Afghanistan – ma all’Etiopia? In realtà gli altipiani etiopi – famosi per il caffè – sono particolarmente indicati per la coltivazione della profumatissima Rosa damascena, da cui si ricava un prezioso olio essenziale.

Ulteriori informazioni

Nel 2005, l’etiope Fekade Lakew, con l’aiuto di WALA Heilmittel GmbH, iniziò a coltivare la Rosa damascena secondo i principi dell’agricoltura bio-dinamica su un terreno di 6 ettari, una superficie che ha continuato a estendere portando la sua coltivazione a raggiungere oggi i 25 ettari di terra. Nel 2012 è stato distillato il primo olio essenziale di rosa, in assoluto il primo da piantagioni convertite al biologico nell’Africa subsahariana. In conformità ai propri elevati standard qualitativi, che prevedono possibilmente sempre l’utilizzo di materie prime da agricoltura bio-dinamica o da coltivazioni biologiche controllate, per WALA, produttrice dei rimedi medicinali WALA e della Cosmesi Dr. Hauschka, è di importanza fondamentale stabilire nuove partnership con i fornitori di materie prime.

La fattoria delle rose della società Terra PLC è situata a Debre Birhan, 125 chilometri circa a nord della capitale Addis Abeba, a 2900 metri di altitudine, posizionamento ideale per la Rosa damascena. Tutto ebbe inizio nel 2002, in un primo momento con la coltivazione di verdura e successivamente, per un breve periodo, con le rose da taglio, che tuttavia non tolleravano il freddo tardivo tipico degli altipiani etiopi. Fu questa la ragione per cui Fekade Lakew decise di coltivare la più robusta Rosa damascena. Contattò WALA, che fu subito entusiasta del progetto. “Stavamo pensando già da molto tempo a un progetto di coltivazione della rosa vicino all’equatore”, dice Ralf Kunert, amministratore della naturamus GmbH. Perché più vicino all’equatore la pianta cresce, più a lungo dura la sua fioritura. A Debre Birhan il periodo di fioritura è di 8 settimane, al contrario dei paesi tipicamente famosi per la coltivazione della rosa come la Turchia, la Bulgaria e l’Iran, dove dura soltanto 4 settimane, imponendo dunque la raccolta dei fiori entro quell’arco di tempo. “Otto settimane sono un enorme vantaggio”, spiega Ralf Kunert, “perché per la raccolta della medesima quantità di fiori di rosa il tempo a disposizione è il doppio.” Questo significa che le persone sono meno sotto pressione, è necessario un numero inferiore di coglitori, con il vantaggio però che possono essere impiegati per un periodo più lungo, se non addirittura stabilmente; durante la raccolta la qualità delle rose può essere monitorata meglio e l’impianto di distillazione viene impiegato con regolarità, in modo più coerente. E infine, le rose coltivate sull’altopiano etiope offrono un altro beneficio: ogni fiore pesa quattro grammi, circa il doppio delle rose provenienti dagli altri paesi, il cui peso oscilla tipicamente tra i due grammi e due grammi e mezzo.

WALA si assume la responsabilità sociale

Per incentivare motivazione ed entusiasmo nei confronti del progetto, WALA decise di regalare le talee di rosa, diventate poi, nell’arco di nove anni, dei rigogliosissimi cespugli di rosa. E affinché, già dall’inizio, le rose potessero essere curate in modo adeguato e iniziare a crescere nelle migliori condizioni possibili, WALA affiancò a Fekade Lakew e ai suoi collaboratori un consulente di agricoltura bio-dinamica, che in intervalli di tempo regolari, più volte nel corso dell’anno, raggiunge la fattoria delle rose per istruire le persone e dare loro consulenza su come coltivare le rose in modo corretto. Per garantire la conformità agli elevati standard di qualità che WALA generalmente richiede per le materie prime, nel 2012 è stato effettuato un primo audit per la certificazione secondo le linee guida Demeter e lo standard di fair-trade “fair for life”, di cui WALA ha sostenuto i costi. Sempre nel 2012 è stato anche installato un impianto di distillazione completamente nuovo, costruito in Etiopia e finanziato da WALA e dall’organizzazione tedesca a sostegno dei paesi in via di sviluppo GIZ (Società per la collaborazione internazionale), dietro la guida di un costruttore bulgaro di impianti di distillazione segnalato da WALA. “Per noi è importante che nel paese e presso i nostri partner di progetto venga generato e coltivato il sapere. Aiutare le persone ad aiutare se stesse è la massima di WALA”, riferisce Ralf Kunert.

L’obiettivo di ogni progetto di coltivazione delle materie prime di WALA è quello di incentivare l’agricoltura biologica a livello mondiale. I nostri partner vengono sostenuti in loco sia finanziariamente che attraverso la nostra expertise. WALA si impegna a livello contrattuale ad acquistare le materie prime frutto del progetto e questo dà ai partner la sicurezza nella pianificazione e la possibilità di pagare gli stipendi ai collaboratori su base regolare. Nel rapporto con i fornitori WALA è particolarmente attenta all’adeguatezza delle condizioni di lavoro e degli stipendi e attribuisce un’importanza fondamentale all’utilizzo consapevole e responsabile delle risorse ambientali.

Un ettaro di rose per un chilo di olio essenziale

È necessario un ettaro circa di terreno per ottenere un chilo del prezioso olio essenziale di rosa, impiegato in quasi tutti i preparati Dr. Hauschka e in molti dei rimedi medicinali WALA. WALA si è impegnata ad acquistare la totalità dell’olio essenziale che viene prodotto nella fattoria delle rose per 10 anni. “Successivamente, Fekade Lakew dovrebbe offrire il suo olio essenziale anche ad altri acquirenti”, spiega Ralf Kunert. “Perché non vogliamo che i partner contrattuali dipendano da noi; al contrario desideriamo che abbiano diversi acquirenti, affinché possano stare in piedi sulle proprie gambe”.

Nel frattempo, Fekade Lakew ha preso in affitto altri 14 ettari di terra ad Angolela, una località a 10 chilometri di distanza. Attualmente lo stato non permette la proprietà privata del terreno, eccezion fatta per i piccoli appezzamenti ad uso personale. Ad Angolela crescono già molti cespugli di rose, e presto ce ne saranno molti di più se i coltivatori della regione seguiranno l’esempio di Fekade Lakew. Potrebbe succedere velocemente, perché già diverse persone di un villaggio vicino hanno espresso il proprio interesse in questo senso. Se tutto andrà bene, anche loro inizieranno entro breve a coltivare le rose e a far produrre l’olio essenziale di rosa nella distilleria recentemente ampliata della società Terra PLC. In Etiopia la coltivazione delle rose sta sbocciando, e grazie a questo anche la situazione economica e sociale di alcune persone può migliorare, con costanza seppur lentamente.

Rose dall'Afghanistan

  • Rose dall'Afghanistan

    Un gruppo di bambini gioca con i fiori di rosa raccolti

  • Rose dall'Afghanistan

    Progetto Rose per Nangarhar. Ora i contadini sanno che Welthungerhilfe registra dettagliatamente i loro raccolti

  • Rose dall'Afghanistan

    I fiori di rosa appena colti vengono messi nei contenitori che fanno parte dell'impianto di distillazione delle rose

  • Rose dall'Afghanistan

    Per ottenere l’olio di rosa, i fiori raccolti vengono bolliti in contenitori specifici. Quando l'acqua raggiunge la quantità sufficiente, il personale addetto chiude i contenitori con appositi coperchi attraverso i quali il vapore passa nei tubi di conden

  • Rose dall'Afghanistan

    Dopo la distillazione delle rose, i residui di petali di rosa bolliti vengono essiccati, tagliati in blocchi e utilizzati come materiale combustibile

  • Rose dall'Afghanistan

    Una parte dei fiori di rosa viene essiccata e utilizzata, per esempio, per gli estratti oleosi.

Al fine di contrastare a lungo termine il commercio di oppio (l'80 percento di eroina consumata a livello mondiale proviene infatti dall'Afghanistan) e nel contempo offrire alla popolazione mezzi di sussistenza alternativi, dall'ottobre 2004, su iniziativa dell’organizzazione tedesca Welthungerhilfe, 700 contadini coltivano su una superficie di oltre 100 ettari di terreno la rosa damascena, da cui si ottiene l’olio essenziale, la cui produzione ha fatto rinascere un'antica tradizione afghana. Nel frattempo, viene prodotta una grande quantità di olio di rosa, venduta prevalentemente a WALA, che ha accompagnato e seguito il progetto sin dagli inizi.

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Già nell’estate del 2006, WALA Heilmittel GmbH espresse il proprio interesse per l’olio essenziale di rosa afghano da impiegare nella produzione della Cosmesi Dr. Hauschka. Da allora WALA sostiene il progetto offrendo consulenza e know-how. Questa collaborazione ha reso possibile una nuova fonte di approvvigionamento del prezioso olio essenziale di rosa, poiché la necessità di oli vegetali provenienti da coltivazioni biologiche è in costante aumento. La disponibilità dimostrata dai coltivatori locali a rispettare e adempiere agli standard stabiliti dagli enti di certificazione dei prodotti cosmetici naturali, ha permesso la realizzazione di questo progetto di collaborazione in Afghanistan tra WALA e l’organizzazione Deutsche Welthungerhilfe.

www.welthungerhilfe.de

Profumo di rose nel deserto: Iran

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    La raccolta delle rose inizia la mattina presto nella valle di Lalehzar

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Se vengono coltivate correttamente, le rose crescono anche in mezzo al deserto, per esempio qui, in un campo sperimentale di agricoltura bio-dinamica a Mehdi Abad

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Nella valle di Lahlezar tutti collaborano alla raccolta delle rose, limitata nel tempo

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Raccolta delle rose a Mehdi Abad

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Tutti aiutano, nella valle di Lalehzar, affinché le rose raccolte siano immediatamente trasportate alla distilleria del paese

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Ai proprietari dei campi di rose viene data una ricevuta che attesta la quantità di rose consegnata. Subito dopo possono riscuotere il pagamento

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Dalle rose appena raccolte si ricavano, mediante distillazione a vapore, sia il prezioso olio essenziale che l'acqua di rosa

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    I boccioli di rosa damascena essiccati sono la base degli estratti oleosi utilizzati per esempio nell'Olio trattante petali di rosa Dr.Hauschka

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    Homayoun Sanati è il fondatore di Zahra Rosewater Co. in Iran, che coltiva anche la rosa damascena in qualità biologica

  • Profumo di rose nel deserto: Iran

    L'iraniana Zahra Rosewater Co. si impegna a livello sociale in molti settori. Per esempio, ha fondato un orfanotrofio per bambine nella città di Bam, devastata da un violento terremoto

Un profumo di rose aleggia nell’aria. Hans Supenkaemper cammina con Mahdi Maazolahi tra i salici che svettano nel cielo azzurrissimo, e attraversa l’edificio con la distilleria fino a raggiungere il luogo dove il compost matura. Le montagne sullo sfondo, alte fino a 4000 metri, sono ancora innevate, ma i due uomini, di aspetto così diverso uno dall’altro, iniziano già a sentire il caldo di questa giornata di maggio. Hans Supenkaemper, agricoltore e collaboratore di WALA, alto e robusto, gli occhi gentili, offre consulenza in materia di agricoltura bio-dinamica ai coltivatori in Iran. Insieme a Mahdi Maazolahi, consulente agricolo della società Zahra Rosewater, visita i campi nel villaggio di montagna Mehdi Abad per esaminare il compost preparato lo scorso autunno.

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Gusci di pistacchio per il compost

Mahdi Maazolahi è un uomo di bassa statura, con i capelli scuri e folti e il viso dai lineamenti arrotondati. Si muove velocemente e con disinvoltura vicino ad Hans Supenkaemper, alto e con il suo inconfondibile segno distintivo: il cappello color marrone chiaro col cordoncino. Hans Supenkaemper è soddisfatto. I gusci di pistacchio si sono decomposti completamente e la terra di risulta è sottile, né troppo secca né troppo umida e ha un buon odore. Copre accuratamente con un telone il cumulo di compost, per impedirne l’eccessiva evaporazione, essendo questa zona pressoché desertica. Infatti sembra essere quasi un miracolo che le rose riescano a crescere così rigogliose in una terra caratterizzata dalla mancanza d’acqua. Pochi alberi e pochissimo verde ricoprono l’aspro terreno di questa isolata regione montagnosa. Un silenzio quasi udibile circonda le donne che colgono i fiori freschi di Rosa Damascena nel campo vicino, le borse legate sui fianchi per riporli. Quando le borse sono colme, i fiori vengono messi in sacchi più grandi, portati successivamente in distilleria dagli uomini. Tra i cespugli di fiori, rosa intenso, si staglia il profilo delle coglitrici, gli abiti e i foulard dai colori vivaci.

I campi a Mehdi Abad sono campi di prova di Zahra Rosewater, che la società coltiva secondo i criteri dell’agricoltura bio-dinamica con il supporto di WALA. La maggior parte dell’olio essenziale e dell’acqua di rosa viene ottenuta nella valle di Lalehzar, situata a 2200 metri di altezza in Iran centrale. Il fondatore di Zahra Rosewater, l’ottantatreenne Homayoun Sanati, ama raccontare come lui e sua moglie fossero stupiti dell’aroma intenso della menta quando un tempo pranzavano in questa valle. Fu così che venne loro l’idea di coltivare le rose sul terreno ereditato dal padre, Abdul-Hossein Sanati. Oggi, 1500 contadini collaborano con Zahra Rosewater, al 50% proprietà della Fondazione Sanati, fondata dal nonno di Homayoun Sanati.

Alla ricerca del segreto dell’Europa

Haj Ali Akbar Sanati (1858-1938), commerciante della città di Kerman, nel deserto iraniano, spinto dal desiderio di conoscere, cercò di scoprire le ragioni del successo dell’Europa. Fu così che decise di mettersi in cammino alla ricerca di una risposta. Giunse in India e nell’Impero Ottomano e da lì a Vienna. Il suo viaggio durò dieci anni, al termine dei quali tornò a Kerman, passando dalla Russia e dall’Asia Centrale. Portò con sé la risposta: formazione e industria erano il segreto che cercava. A Kerman fondò dunque un’industria tessile e un orfanotrofio, in cui i bambini potessero trovare alloggio e intraprendere un percorso educativo e formativo, anche nell’ambito del lavoro industriale. Decise di prendere il nome aggiuntivo Sanati, che in Farsi, la lingua persiana, significa “industriale”. A quel tempo in Iran non c’erano cognomi, tuttavia molti dei bambini rimasti orfani scelsero volontariamente di prendere il nome Sanati. All’inizio degli anni ’60, nell’area dell’orfanotrofio, il padre di Homayoun Sanati fondò anche un museo d’arte moderna e una biblioteca, che esistono ancora oggi.

I bambini sono il nostro futuro

“Ai bambini dobbiamo insegnare a pensare, non a imparare ottusamente a memoria, come succede invece nelle scuole statali”. Gli occhi di Homayoun Sanati scintillano quando parla del suo ultimo progetto. Nel 1974, a seguito della morte di suo padre, ha assunto anche la direzione dell’orfanotrofio. E dal 2006, anno di ingresso nella società Zahra Rosewater del professore di chimica Ali Mostafavi in qualità di direttore, Homayoun Sanati riesce a dedicare molto più tempo agli orfanotrofi della Fondazione. Oltre all’orfanotrofio maschile di Kerman, vi è anche quello femminile nella città di Bam, pesantemente distrutta da un violento terremoto; e sempre a Kerman c’è un asilo per bambini diversamente abili e un collegio per ragazze con ritardi mentali, spesso vittime di violenze e abusi da parte delle famiglie. Gli istituti della Fondazione offrono protezione e alloggio a 200 bambini. Per Homayoun Sanati i bambini sono il futuro dell’Iran. “Dobbiamo offrire una formazione anche alle madri”, dice con grande determinazione, poiché sono loro che trasmettono ai bambini i principi etici e di condotta sociale che li accompagnano nel corso della vita.”

I mesi delle rose

A maggio e a giugno c’è un vivace andirivieni nei pressi della distilleria di Lalehzar. In motorino, sugli asini, con i camion, i trattori e persino a piedi i contadini si affrettano a consegnare le rose appena colte. All’ingresso del magazzino, dove l’aria è impregnata dal profumo delle rose, un collaboratore siede di fianco a una grande bilancia. Pesa ogni sacco di rose, annota i dati nel libro ricevute e consegna ai contadini un giustificativo che consente loro di riscuotere il pagamento. “Il prezzo pagato è buono e vogliamo che i contadini lo sappiano”, dice Ali Mostafavi, direttore di Zahra Rosewater. Se al termine dell’anno il fatturato è sufficientemente elevato, Zahra paga un bonus ai coltivatori partner contrattuali. “Naturalmente dobbiamo investire anche nell’azienda” dice Mostafavi: per esempio dovremmo acquistare una nuova linea di imbottigliamento per i 20 distillati di piante, dalla menta al salice al distillato di 40 erbe, che Zahra produce oltre agli oli essenziali, al sale aromatico alle erbe e alle tisane di frutta. Grazie a questa ampia gamma di produzione, la società può continuare a utilizzare la distilleria anche al termine della breve stagione delle rose.

Olio e acqua di rose

Nella hall di consegna delle rose tutto procede a ritmi veloci. I collaboratori ritirano i sacchi e ne svuotano il contenuto sul pavimento pulito. È necessario che i fiori mantengano la propria freschezza, diversamente perderebbero un’eccessiva quantità di prezioso olio essenziale. Per questa ragione, nella valle di Lalehzar la raccolta inizia presto la mattina e ognuno dà una mano, tranne i malati o le persone molto anziane. I collaboratori della distilleria fanno in modo che le rose prendano aria costantemente, per evitare che diventino troppo calde, e appena gli alambicchi nella hall vicina si liberano, i fiori vengono avvolti velocemente nei teli e sollevati nel recipiente superiore dell’impianto di distillazione. Ogni recipiente può contenere 500 kg di fiori, che vengono fatti bollire per tre ore in 500 litri d’acqua. Zahra Rosewater trasforma più di 900 tonnellate di fiori di rosa all’anno. 900 tonnellate di acqua di rosa e circa 150 litri di olio di fiori di rosa sono il prezioso prodotto di questa lavorazione, che viene sottoposto a un costante controllo di qualità nel laboratorio d’analisi interno all’azienda. “Il nostro intento è quello di riuscire a ottenere 1100 tonnellate di fiori di rosa all’anno”, dice Ali Mostafavi. Il contratto di collaborazione a lungo termine con WALA, che prevede l’acquisto da parte di WALA di più di un terzo sia dell’olio di rosa che dei fiori di rosa essiccati, lo rende ottimista: i nuovi campi di Shiraz e Dahrab contribuiranno alla crescita. Mostafavi è contento del buon rapporto d’affari con WALA. Nel gennaio 2008 ha visitato l’azienda in Germania per discutere, tra le altre cose, di uno standard di qualità comune.

Percorso informativo e training

I 1500 coltivatori che lavorano per Zahra Rosewater sono imprenditori indipendenti. Sulla base dei contratti stipulati con Zahra si impegnano a non utilizzare fertilizzanti chimici, poiché i campi di Zahra sono certificati bio dalla British Soil Association. “È una sfida impedire ai coltivatori di trattare le rose con agenti chimici”, dice Mostafavi, “poiché lo Stato iraniano sovvenziona i fertilizzanti chimici e i coltivatori all’inizio sanno usare soltanto quelli”. Formazione e training, con il supporto del consulente in agricoltura bio-dinamica di WALA Hans Supenkaemper, sono le pietre miliari della collaborazione con i coltivatori. Inoltre, Zahra mette a loro disposizione, gratuitamente, sia le talee di rosa che il concime naturale ottenuto dal compost. Chi contravviene al divieto di utilizzare fertilizzanti chimici viene escluso dal contratto per quattro anni. “Tuttavia non abbandoniamo i contadini in questa situazione”, racconta Homayoun Sanati, la cui visione è quella di coltivare tutta la valle di Lalehzar secondo i criteri dell’agricoltura bio-dinamica, dalle mucche da latte alle rose, alla frutta e alla verdura. Coloro che utilizzano fertilizzanti chimici vengono sì denunciati, tuttavia Zahra acquista le loro rose – sebbene a prezzi inferiori- e le fa distillare in strutture convenzionali. Chi lavora con Zahra è parte della famiglia. Questa coesione viene ulteriormente enfatizzata da un quotidiano locale, distribuito ai coltivatori di Lalehzar e supervisionato da Mahdi Maazolahi. Il giornale informa in merito alle novità sulle rose, pubblica il profilo dei singoli coltivatori, racconta delle feste e dei rinnovamenti nei diversi villaggi e inoltre dedica alcune pagine speciali alle donne e ai bambini. All’interno di questa collaborazione, particolarmente orientata alla famiglia, sono previste sovvenzioni alle persone in condizioni di necessità e il pagamento di una sorta di pensione agli anziani che non possono più lavorare, a cui viene anche prestata assistenza legale in caso di controversie. All’interno dei villaggi Zahra ha costruito gli impianti di approvvigionamento idrico e sostiene finanziariamente le scuole. Inoltre, ha istituito un ambulatorio che garantisce l’assistenza medica di base, e per coloro che necessitano di visite mediche specialistiche viene organizzato il viaggio fino a Kerman. Chi desidera sposarsi riceve un credito a un tasso di interesse molto basso, cioè il 4% anziché il 14% normalmente applicato dalle banche iraniane. Grazie a Zahra Rosewater, i bambini con un talento particolare possono frequentare le scuole a Kerman. L’obiettivo è quello di fare in modo che al termine della scuola possano tornare ai propri villaggi con una buona formazione e collaborare. L’idea funziona: a Lalehzar il tasso di disoccupazione è il più basso della regione. L’esodo dalle campagne, così diffuso in Iran a causa dell’intermediazione che rende le attività agricole poco remunerative, qui non esiste quasi. Persino il ministero iraniano dell’agricoltura guarda alla società Zahra con favore; infatti le ha offerto dei finanziamenti per incrementare il proprio sviluppo. Ma non è stato necessario, Zahra è in grado di auto-sostenersi economicamente e può addirittura devolvere parte degli introiti agli orfanotrofi della Fondazione Sanati.

“Nei campi di prova coltiviamo il grano con e senza fertilizzanti chimici e poi confrontiamo sia il raccolto che i costi”, dice Ali Mostafavi. I risultati vengono trasmessi ai coltivatori che possono valutare e decidere se coltivare in modo biologico è rimunerativo o meno. Auspichiamo che i contadini acquisiscano consapevolezza in materia di agricoltura biologica e che decidano con convinzione. Anche se in Iran non esiste ancora un mercato per i prodotti bio, eccezion fatta per qualche timido accenno nella città di Teheran, Zahra Rosewater crede nella propria bio rivoluzione soft.

Le origini

Il canto delle colombe echeggia nel cortile interno della casa in mattoni color ocra che il nonno Sanati fece costruire a Kerman, oggi sede di Zahra Rosewater e residenza di Homayoun Sanati. Le sue mura riparano dal frastuono della città, che conta ormai milioni di abitanti, e sono il luogo ideale per riflettere sulle origini di Zahra.

Quando Homayoun Sanati e sua moglie decisero di coltivare le rose a Lalehzar, acquistarono delle talee di rosa damascena nel Kashan, tradizionale regione iraniana delle rose nella provincia di Isfahan. I primi tentativi furono sorprendenti. Dopo diciotto mesi, dai fiori delle rose, ormai cresciute in fitti cespugli, si ottenne una quantità di olio superiore del 50% rispetto a quella delle rose del Kashan. Il risultato indusse i Sanati a piantare le rose in un campo di 20 ettari, nonostante i contadini della regione fossero scettici nei confronti di questa nuova coltura. Poi ci fu la rivoluzione iraniana. Quando Khomeini prese il potere, Homayoun Sanati fu arrestato. Venne accusato di essere un agente della CIA poiché collaborava con la casa editrice americana Franklin, benché il suo ruolo consistesse unicamente nella traduzione dall’inglese in Farsi, la lingua parlata in Iran, di libri di fiction e libri di testo, e nella loro pubblicazione. Ma il solo fatto di aver pubblicato 1500 libri venne considerato un crimine contro l’Islam, una contaminazione della cultura islamica con idee americane. Dopo otto mesi di reclusione in cella d’isolamento, umida e senza luce, dovette scontare altri cinque anni di carcere. Nel 1983 fu rilasciato. Nel frattempo sua moglie si occupò da sola delle rose, di cui si prese cura come se fossero bambini. Per lei infatti fu terribile quando si accorse che i contadini di Lalehzar non bagnavano più le giovani talee ogni 14 giorni, bensì una sola volta in tutta l’estate. Poi accadde il miracolo. Le rose crescevano comunque, erano verdi e fiorivano rigogliose. I contadini rimasero così colpiti che da quel momento in poi iniziarono a credere nella coltivazione delle rose, poiché videro che con poco lavoro e un apporto minimo di acqua era possibile ottenere raccolti maggiori rispetto a quanto realizzavano con il grano, con le patate e addirittura con l’oppio, coltivato illegalmente per migliorare gli esigui redditi. “Il tempo passato in prigione ha dato il via a qualcosa di molto positivo”, dice Homayoun Sanati con un sorriso fanciullesco. Con il motto “non temo la paura”, che gli insegnò il nonno, ce l’ha fatta a sopportare il carcere. Anzi, durante la reclusione in cella d’isolamento ha addirittura composto centinaia di versi in rima sulla rosa, che tenne a mente e scrisse solo successivamente, una volta tornato in libertà. “I problemi sono i nostri tesori più preziosi”, dice per concludere.

Ulteriori informazioni:

www.zahrarosewaterco.com

Burro di karité dal Burkina Faso

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    Noci di karité essiccate e sbucciate

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    Normalmente in Burkina Faso il denaro non è sufficiente per mandare a scuola tutti i bambini

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    Frutti dell'albero di karité

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    Herrmann Schopferer assiste il progetto del burro di karité a Diarabakoko

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    Le noci di karité asciugate ed essiccate vengono riscaldate in forni di argilla, assumendo così il proprio colore scuro

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    Dopo essere state riscaldate, una macina -cofinanziata da WALA- frantuma le noci di karité

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    Noci di karité frantumate

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    In Burkina Faso gli alberi di karité, alti fino a 15 metri, sono sacri

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    La produzione del burro di karité viene seguita solo dalle donne. La collaboratrice di WALA Christine Ellinger in visita

  • Burro di karité dal Burkina Faso

    I guadagni integrativi provenienti dalla lavorazione della noce di karité vanno anche a vantaggio dei bambini. Con il denaro in più, tutti possono frequentare tutti la scuola, che è soggetta a tasse

Nel 2001 WALA Heilmittel iniziò a finanziare un progetto per la coltivazione del karité nel Burkina Faso. Questo progetto coinvolge donne di diversi villaggi all’interno di un’area protetta, che raccolgono le noci di karité per fabbricare il burro secondo un metodo tradizionale di lavorazione. Per molte famiglie la vendita del burro di karité costituisce un’importante fonte di reddito. WALA aiuta a mantenere le comunità di questi villaggi comprando il burro a prezzi superiori rispetto alla media di mercato e garantendo la continuità d’acquisto. Attraverso questo progetto, i villaggi ricevono così sia aiuti finanziari che consulenza e assistenza organizzativa per la certificazione “agricoltura biologica”. Nell’agosto 2004 ha avuto luogo il secondo sopralluogo per la certificazione: ciò significa che il progetto è ormai consolidato e che ha raggiunto un ulteriore traguardo.

Ulteriori informazioni

Burkina Faso – Il Paese degli incorruttibili 

Burkina Faso: dove trovarlo sul mappamondo? Eccolo, in Africa occidentale, vicino alla Costa d’Avorio e al Ghana. Una volta si chiamava Alto Volta e prendeva il nome dai suoi tre principali fiumi, il Volta Rosso, Il Volta Nero e il Volta Bianco. Il suo nome attuale significa “patria dei veri uomini” o “paese degli incorruttibili”. Negli ultimi anni questo paese, all’origine già povero, che vive principalmente di agricoltura, è stato colpito da un’eccezionale siccità. Le popolazioni che vivono nella fascia del Sahel possono sopravvivere soltanto grazie alle piante che si adattano a questa situazione estrema: l’albero del karité, ad esempio.

L’albero sacro della savana: l’albero del karité

Piccolo per gli standard del suo paese natio, il nodoso albero di karité cresce fino a 10-15 metri di altezza e fa parte della vegetazione naturale della fascia che si estende per circa 300 km dal Mali al Burkina Faso, fino al Ghana, Togo e Benin. Questa zona è l’unica area del mondo in cui l’albero prospera. Quest’albero lattifero, dalle foglie coriacee, non fiorisce sino all’età di 20 anni, raggiungendo la sua massima capacità produttiva a trenta e rimanendo poi pienamente produttivo per oltre cent’anni. I frutti a forma di susina, che diventano verdi quando maturano, hanno un diametro che può raggiungere i 4cm. La buccia tenera è un cibo molto apprezzato. Con il loro contenuto di grassi fino al 50%, le noci del karité sono molto ricercate e costituiscono la tradizionale fonte di grassi in Burkina Faso, sia per la cucina che per la cura della pelle. Per la sua grande importanza, l’albero è considerato sacro dalle popolazioni native e non è consentito abbatterlo.

L'oro delle donne: il burro di karité

La preparazione del burro di karité compete alle donne: quando è tempo, esse si raccolgono al centro del loro villaggio, in un luogo riservato a questo compito. I noccioli raccolti vengono essiccati e sgusciati, scaldati in un forno di terracotta e poi frantumati in un mortaio. L’impasto viene poi mescolato con acqua e sbattuto per circa 45 minuti e il burro che si forma scremato: si tratta di una sostanza grezza, bianco-giallina, con un odore lievemente acre. Il prodotto finito verrà poi riposto in un magazzino separato in attesa di essere spedito in tutto il mondo. Oggi il burro di karité è apprezzato ormai in tutto il mondo.

Burro di karité per la Cosmesi Dr. Hauschka

l primi contatti tra il Burkina Faso e WALA Heilmittel GmbH risalgono al 2001. Hermann Schopferer, un consulente specializzato in progetti di sostegno per i paesi in via di sviluppo, suggerì una cooperazione connotata da un’idea fondante: ottenere un burro di karité di alta qualità, prodotto con metodi naturali e tradizionali e destinato ai preparati cosmetici naturali di elevata qualità. Hermann Schopferer ha avviato progetti di sostegno in varie aree dell’Africa, ma specialmente in Burkina Faso: conosce molto bene il paese e la sua popolazione e per questo particolare progetto scelse l’area di sud-ovest, meno arida, con le sue riserve di alberi, situata a circa 400 km dalla capitale, Ouagadougou.

Cespugli verdi e argilla gialla

Chi è stressato dai ritmi della vita moderna troverebbe pace in uno qualsiasi dei villaggi del Diarabakkoko, la regione scelta per questo progetto. Non c’è elettricità né telefono e il traffico non turba la quiete del luogo. Qui le persone vivono solo di ciò che riescono a coltivare. Il miglio è uno degli alimenti base della loro dieta, sempre uguale, in cui la carne è veramente rara. Per guadagnare qualcosa uomini e donne devono raggiungere il mercato, a piedi e per un lungo tragitto, mercato in cui vendono parte del loro raccolto o cibi già confezionati.

Nobilitare le noci di karité

La raccolta delle noci di karité è un’attività tradizionale nei villaggi del Burkina Faso. Raffinerie di tutto il mondo hanno sfruttato queste noci ricche di olio, comprandole a poco prezzo. Nel progetto di cooperazione con WALA la popolazione guadagna sette volte di più, vendendo il burro ottenuto dalle noci stesse.

Fare bene e meglio

Al momento circa 350 donne di due diversi villaggi producono il burro di karité per WALA. Si sono organizzate in una cooperativa, una comunità di sole donne, come è normale e comune in Africa, che si chiama “IKEUFA”: questo nome significa più o meno “far bene e migliorare”. Tutte le cariche, dalla presidenza alla tesoreria alla segreteria sono elettive. “Per tradizione le donne sono molto indipendenti” dice Schopferer: hanno sempre avuto i loro campi da coltivare e hanno sempre amministrato i loro guadagni. Le donne del Burkina Faso, sicure di se stesse, hanno sempre discusso in prima persona i dettagli del progetto con Schopferer, ad esempio come rispettare gli elevati standard richiesti da WALA in materia di igiene e qualità. Il denaro da loro guadagnato consente alle donne di pagare le spese scolastiche dei figli, che vengono mandati tutti, e non solo uno o due, a scuola. Inoltre consente loro di soddisfare i bisogni primari, come cibo e medicinali. Le donne ne sono grate e sono dunque felici di impegnarsi, insieme a WALA, nello sviluppo di questo progetto.

Burro di karité del Burkina Faso: i fatti in uno sguardo

Nel 2001 WALA ha avviato il progetto finanziando il consulente Hermann Schopferer, che visita il paese diverse volte durante l’anno e si fa garante degli standard di qualità richiesti. Inoltre prepara l’ispezione per la certificazione annuale
• Nel 2002 furono raccolte le prime noci, che vennero pagate in anticipo e a prezzi superiori rispetto alla media di mercato. Il denaro incassato permise alle donne di comprare le necessarie attrezzature e i materiali per le spedizioni. Nell’autunno dello stesso anno il primo carico di burro fu consegnato a WALA in Germania.
• Nel 2003 venne assegnata la prima certificazione biologica. La quantità di burro prodotto fu sufficiente a soddisfare le necessità di WALA
• Il raccolto del 2004 iniziò in agosto e WALA ha provveduto all’acquisto di una macchina macinatrice per la triturazione delle noci.
• WALA garantisce l’acquisto di quantità di burro prestabilite e mette a disposizione delle donne sostegni in denaro per permettere il mantenimento a lungo termine degli elevati standard di qualità.