Dr. Hauschka

Vischio

Sinonimo:
Nome botanico: Viscum album
Famiglia: Loranthaceae

Habitat originario

Ampiamente diffuso, può essere trovato dal Portogallo all’Iran, dalla Penisola Scandinava alla Sicilia

Ingredienti

Viscotossine, lectine, flavonoidi, amine biogeniche, mucillagini

Descrizione

È o non è una pianta? È legittimo chiederselo quando si guarda alla cime delle piante e si osservano le corone di vischio che hanno la forma di un nido. Questi semi-parassiti sempreverdi, che crescono principalmente su alberi decidui e conifere dal legno dolce, spiccano particolarmente attraverso i rami spogli degli alberi che li ospitano nel periodo autunnale e invernale. È questa anche la stagione nella quale le bacche dal colore bianco latteo nate dalla fioritura della precedente primavera maturano seminascoste tra le foglie lanceolate dalla consistenza coriacea. Il vischio presenta elementi maschili e femminili ben distinti. I semi della pianta femminile sono trasportati dagli uccelli e inoltre se ne cibano. Quando un seme finisce su una pianta ospite e germoglia, inizia a formare come una sorta di disco adesivo. Dopo parecchi mesi le sue particolari radici, dette “austori” penetrano nel legno della pianta parassita da cui derivano nutrimento e ancoraggio, arrivando a succhiarne la linfa. Una volta ancorato, il vischio cresce e cresce fino a diventare una massa vegetativa fino a un metro e più di diametro.

Usi

Nella pratica erborista il vischio è tradizionalmente usato per trattare l’ipertensione e l’osteoartrite. In associazione al prugnolo viene impiegato per dar vigore a un cuore indebolito. È usato anche per attacchi di vertigini, epilessia e nella terapia anti e post cancro.

Fatti interessanti

L’uso terapeutico del vischio risale al V secolo a.C. Nel I secolo d.C. Plinio il Vecchio ci racconta dell’uso del vischio per trattare vertigini e capogiri. A lui si rifecero Hieronymus Bock (1498-1554) e P.A. Matthiolus (1501-1577) che suggerirono l’impiego del vischio per unguenti a trattamento di ferite particolarmente dolorose e ulcere. Il vischio veniva usato anche per arrestare le emorragie e curare i disturbi circolatori.
Nei miti antichi troviamo il vischio come elemento sacro. Chi ne era in possesso aveva il potere di allontanare il dolore, curare le malattie, trovare tesori: si credeva che tutti i desideri venissero esauditi. Non c’è da stupirsi quindi che nell’antica iconografia gli sciamani, i sacerdoti, i generali e i re venissero raffigurati con un ramo di vischio in mano. È facile capire come il vischio si sia guadagnato questa fama se guardiamo a come adorna le cime degli alberi: gli antichi pensavano infatti che gli dei avessero sparso i semi del vischio sugli alberi.

Durante l’inverno, con la luna crescente, i Druidi, sacerdoti dei Celti, andavano nei boschi in cerca delle querce portatrici di vischio per pregare e compiere riti sacrificali. Avvolti in candide vesti si arrampicavano sulle maestose cime e, usando falcetti d’oro, tagliavano i rami di vischio che venivano poi raccolti in bianche tele dai loro assistenti. Si faceva in modo che la pianta non toccasse il terreno.

Nella mitologia nordica di Balder il vischio diventa un’arma letale. Baldur, il figlio prediletto di dei e umani, sogna di essere vittima di una disgrazia. Sua madre Freya vuole impedire che questo sogno si avveri e perciò invita tutti gli esseri a giurare che non avrebbero fatto alcun male a suo figlio.

Il giuramento di tutte le creature viene celebrato con una grande festa durante la quale ciascuno getta un oggetto a Balder per provare che niente possa più ferirlo. Solo Loki, il fratello di Baldur, è pieno di invidia e, travestito, chiede a Freya se veramente tutti gli esseri abbiano prestato giuramento. Lei risponde che soltanto un essere era sembrato troppo giovane per giurare: il vischio. A queste parole, Loki scompare in cerca di un po’ di vischio. Ritorna alla festa con la pianta, si unisce al cieco Hödur, e lo convince a tirare anche lui qualcosa a Baldur. Loki gli mette in mano il vischio. Guidato da Loki, Hödur getta il vischio a Baldur e lo ferisce fatalmente.

Usanze associate al vischio, ancora oggi praticate, risalgono di solito ad antichi rituali sacri . L’usanza di appendere ad una porta un ramo di vischio a Natale viene dall’Inghilterra. Ogni donna che si trova sotto il vischio può essere baciata.

In molti paesi il vischio è simbolo di fertilità, per esempio in Francia e persino in Giappone. In alcune parti della Svizzera la sposa nel giorno del suo

matrimonio inserisce dei rami di vischio nel suo bouquet.

Si dice anche che il vischio tenga lontano il fuoco e i lampi e che persino estingua gli incendi.
La chiesa usava il vischio contro gli indemoniati e perciò dal suo legno venivano scolpiti rosari e crocifissi
Per inciso, il nome inglese “mistletoe” probabilmente deriva da mistel o mist (= pania), con riferimento al modo in cui i semi vengono sparsi, essendo depositati dalle feci degli uccelli.

La pianta osservata diversamente

Le piante sviluppano delle polarità come luce e ombra, leggerezza e pesantezza, movimento e stasi. Il germoglio verde della pianta che lotta verso l’alto mostra una relazione verso la luce, la leggerezza e il movimento. La radice, da un lato, è girata verso il buio, la pesantezza e il riposo. Il vischio sembra differire da queste polarità, poiché non ha né un germoglio ascendente, né una radice che cresce nella terra. Sferico, con le foglie e la sommità poco sviluppata, spesso il verde e con i piccoli rami, il relativo sviluppo sembra essersi fermato allo stato embrionale. Forse per questo Goethe ha denominato il vischio “il bambino delle piante”. Tuttavia, il vischio ha le sue polarità, anche, ma in questo caso sono contenute in seno alla pianta sotto forma di viscotossina e le lectine del vischio. Le viscototossine agiscono rapidamente, dissolvono le membrane delle cellule, aiutano il vischio ad espandersi, a svilupparsi. Il processo ascendente di faticosa germogliatura viene rivelato qui. Le lectine del vischio agiscono lentamente: penetrando nel metabolismo delle cellule, lo inibiscono. La radice comincia a cresce e a formarsi in questo momento. Queste polarità sono inoltre riflesse in diverse parti della pianta: le “chiare” viscotossine si individuano particolarmente nelle foglie e nel fusto, le “scure” lectine del vischio si trovano particolarmente nelle bacche che adornano la pianta soltanto in inverno.

Il vischio viene raccolto due volte all’anno per le preparazioni per la terapia del cancro: una volta a giugno e una volta a dicembre. I succhi ottenute dalle due raccolte del vischio hanno diverse quantità contenute di viscotossine e lectine e sono trasformate in modi differenti; questa loro polarità opposta viene intensificata in ogni caso. I succhi in inverno sono girati dal centro verso l’esterno, verso la luce; ai succhi in estate viene aggiunta qualche goccia nel centro del vortice della spremuta dell’inverno. I due succhi sono mescolati per formare una droga che possa aiutare il paziente a sistemare gli squilibri interni ed a ritrovare così la forza dal proprio centro.

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