Dr. Hauschka

Tarassaco

Sinonimo: Dente di leone, Soffione, Piscialetto, Cicoria matta o selvatica, Pisciacane, Ingrassaporci, Barba del Signore, Radicchiella
Nome botanico: Taraxacum officinale Web. S. L.
Famiglia: Asteraceae (famiglia della Margherita)

Habitat originario

Tutto l’emisfero boreale

Ingredienti

Principi amari, inulina, flavonoidi, linfa lattiginosa (lattice)

Descrizione

Nei mesi di marzo e di aprile i prati sono pieni di questi fiori, dapprima di colore giallo che vira poi al bianco. E’ il fiore che annuncia la primavera. I suoi capolini consistono interamente di flosculi di forma ligulata e i fiori si aprono solo sotto la luce brillante del sole. Se il cielo è coperto, rimangono chiusi. I giardinieri non sono sempre così felici alla vista di questa pianta erbacea perenne con la sua linfa dalla consistenza lattea che cresce indisturbata nei loro giardini. Il lungo fittone del tarassaco si incunea nel terreno fino a una profondità di 50 cm e mantiene salda la rosetta di foglie che si sviluppa a livello del suolo. Le foglie hanno margine dentato (da qui il nome comune di “dente di leone”). Non è per niente facile estirpare questa pianta erbacea e spesso una parte della radice rotta rimane nella profondità del suolo e la pianta continua a prosperare. In verità è una pianta che sopravvive e si riproduce in ambienti diversi, ovunque i suoi semi si depositano, persino tra le fessure dei muri, sui tetti o tra le crepe delle case.

Usi

Il tarassaco stimola le attività metaboliche del corpo. Agisce sull’attività del fegato e dei reni e migliora la costituzione di persone fragili. A causa delle sue proprietà disintossicanti, è uno dei componenti classici dei trattamenti depurativi al cambio di stagione, specialmente in primavera e autunno. Aiuta a prevenire la formazione di calcoli biliari e ha un’azione benefica sui reumatismi e la gotta. Può anche alleviare i sintomi di una indigestione e il gonfiore addominale.

Fatti interessanti

Il significato del nome scientifico Taraxacum non è chiaro. Il termine deriva probabilmente da una parola araba, dato che nella letteratura araba il tarassaco è menzionato fin dal X e XI secolo. Una interpretazione lo fa derivare appunto dalle parole arabe “tarak” che significa “fare” e “ sahha” che significa “urinare”, a sottolineare le proprietà diuretiche di questa pianta. L’epiteto “officinale” è spesso attribuito alle piante medicamentose e deriva dal francese “officine” che significa laboratorio e in senso lato farmacia. Indica quindi che la pianta è usata a scopo curativo.
La prima testimonianza dell’uso del tarassaco come erba officinale risale al Rinascimento.
Nel 1539 Hieronymus Bock (1498–1554), botanico, medico e prete luterano ne diede una descrizione dettagliata nella sua opera principale “Das Kreütter Buch”, nella quale descrive le proprietà curative del tarassaco ma parla anche di una lozione cosmetica ottenuta dalle foglie e dalla radice del tarassaco. Nel XVI secolo le lozioni a base di tarassaco venivano infatti usate dalle donne per schiarire la pelle e attenuare le lentiggini. Ancor prima, in epoca medievale, la linfa lattea del tarassaco veniva usata per curare porri, verruche e le infiammazioni oculari. Infatti, si credeva che un talismano fatto di sette radici di tarassaco estirpate nel giorno di San Bartolomeo potesse proteggere dalle malattie agli occhi.

La medicina cinese vede un nesso energetico tra fegato e l’organo della vista: le piante officinali come il tarassaco, che stimolano la funzionalità epatica, sono quindi impiegate anche per curare le infiammazioni oculari.
Nella cristianità medievale il tarassaco era visto come un simbolo: i suoi semi che si spargono al vento simboleggiavano la predicazione cristiana e il suo proselitismo. In molti dipinti raffiguranti la Vergine Maria e Gesù è presente questa pianta, ad esprimere la fugacità della vita umana.

Era abitudine per le fanciulle soffiare sul fiore del tarassaco per indovinare il loro futuro: il numero di semi rimasti diceva quanti anni dovevano aspettare per il matrimonio. E inoltre, se il capolino della pianta era bianco sarebbero andate in Paradiso – se era di colore più scuro, erano destinate l’Inferno.

Le foglie di tarassaco nelle insalate o accompagnate a formaggi stimolano l’appetito. I germogli freschi possono essere conservati come i capperi. La radice essiccata e macinata è un succedaneo del caffé. In Francia il tarassaco è coltivato per l’impiego in cucina: se coltivata, la pianta risulta più grossa e meno amara di quella che cresce allo stato spontaneo.

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