Dr. Hauschka

Karitè

Sinonimo: Albero del burro di Karitè
Nome botanico: Butyrospermum parkii
Famiglia: Sapotaceae

Habitat originario

Il Sudan, le regioni intorno alle sorgenti dei fiumi Niger e Nilo.

Ingredienti

Burro di Karitè: acidi grassi saturi e insaturi con un’ampia frazione di trigliceridi non saponificabili, acido oleico, alcoli triterpenici, vitamina E, provitaina A, allantoina.

Descrizione

Il nodoso albero di Karitè che raggiunge un’altezza di dieci, quindici metri, nel suo paese natio verrebbe probabilmente descritto come piccolo. Quest’albero lattifero dalle foglie coriacee non fiorisce sino all’età di vent’anni, raggiungendo la sua massima capacità produttiva all’età di cinquanta, rimanendo poi pienamente produttivo per oltre cent’anni. I frutti verdi a forma di susina, che diventano marroni una volta giunti a maturazione, hanno un diametro di oltre 4 cm. I noccioli del Karitè sono una fonte di grassi molto ricercata in Africa, paese d’origine di questa pianta, ma l’uso del burro di Karitè ottenuto da essi si è ormai diffuso in tutto il mondo.

Usi

Per utilizzare il burro di Karitè, il grasso viene estratto dai frutti secchi con pressione a caldo, poi raffinato con l’aiuto di terra sbiancante e vapore per ridurne l’odore molto caratteristico.
Tenendo conto delle sue proprietà nella cura della pelle il burro di Karitè viene spesso utilizzato nella composizione dei cosmetici, in particolare per la pelle secca e sensibile.
Al burro di Karitè vengono riconosciute le seguenti qualità:

  • Rende la pelle morbida e delicata
  • Protegge la pelle dalla disidratazione
  • Ha azione lenitiva, accelerando la guarigione delle irritazioni superficiali
  • E’ ben tollerato dalla pelle
  • Ha una lieve azione di protezione solare

Sono i componenti non saponificabili che, grazie alle loro proprietà idratanti, rendono la pelle liscia e delicata.
In Africa il burro di Karitè viene tradizionalmente usato per la cura della pelle, i reumatismi, i dolori muscolari e articolari, per la prevenzione ed il trattamento delle smagliature e per la cura dei bambini.


Viene anche impiegato nel trattamento degli animali: in particolare d’inverno i cani apprezzano le proprietà del burro di Karitè, quando il sale antighiaccio sulle strade causa irritazione ai cuscinetti plantari.
Altri usi del burro di Karitè sono come olio per lampade, per fare il sapone e come olio alimentare.

Fatti interessanti

Il Karitè ricevette il nome a fine XVIII secolo dall’esploratore scozzese Mungo Park. Egli prese presumibilmente ispirazione dal linguaggio africano Bambare nel quale “sii" significa sacro. In onore di Mungo Park il nome scientifico del Karitè è ancora adesso Butyrospermum parkii (Latino: butyro = burro, spermum = seme).
Nella sua patria d’origine, l’Africa centrale, l’albero di Karitè è la principale fonte di grasso per cucinare e per il trattamento della pelle, i frutti sono anche utilizzati come cibo. Esso è considerato un albero sacro e viene trattato con particolare rispetto. La raccolta dei frutti è quindi accompagnata da un antico rituale chiamato “Begu”. All’inizio della raccolta c’e una festa nella quale l’offerta di bevande e l’uccisione di un pollo sotto un albero di ebano costituiscono il culmine. Il grasso dai primi semi raccolti è usato per preparare una pietanza di fagioli neri mangiata dalla comunità del villaggio durante i festeggiamenti. I semi vengono essiccati al sole e sbucciati già durante il periodo della raccolta; essi vengono poi tritati in mortai di legno fino a formare un impasto grezzo che viene bollito secondo una ricetta segreta, per produrre una sostanza simile al burro. In base alla tradizione solamente le donne possono raccogliere i frutti di questo albero sacro della savana. Dopo il raccolto agli uomini è proibito toccare e abbattere l’albero. 

Nel caldo Sahara il Karitè ha funzione di preservare la vita; per secoli le popolazioni autoctone lo hanno usto per proteggere la pelle dal vento secco.
In Germania i prodotti a base di burro di Karitè furono inizialmente importati alla fine del 19° secolo. I primi test su larga scala sul suo impiego nella cura del corpo vennero eseguiti tra il 1930 e il 1952. I chimici erano entusiasti dell’elevato contenuto grasso dei frutti e della buona conservabilità senza utilizzare emulsionanti. Intorno alla metà degli anni ’60 il burro di Karitè scomparve dal mercato mondiale, soppiantato dal burro di cocco promosso dai paesi industrializzati.

Di recente questa materia prima pregiata ha guadagnato nuova importanza come sostanza naturale per dare struttura ai cosmetici di elevata qualità.

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