Dr. Hauschka

Ginepro

Sinonimo: Ginepro comune
Nome botanico: Juniperus communis L.
Famiglia: Cupressacee

Habitat originario

Europa, Asia settentrionale e America settentrionale

Ingredienti

Olio essenziale, tannini condensati, flavonoidi, resine, diterpeni

Descrizione

Aspetto un po' ispido e spinoso, portamento talvolta eretto, talvolta strisciante e avvinghiato ai pendii, il Ginepro è un sempreverde che può raggiungere i tre metri di altezza e un abitante di scabri pendii montagnosi, lande e brughiere. Chi vuole cogliere le sue bacche lucenti nero-bluastre finirà inevitabilmente per sfiorare con le dita le sue foglie pungenti e aghiformi lunghe circa un centimetro, protrudenti all’esterno a gruppi di tre o quattro. Il Ginepro è dioico. Ciò significa che esistono sia arbusti maschili che femminili, sui quali i fiori maschili e femminili, dall’aspetto poco appariscente, si sviluppano separatamente da aprile a maggio. Quanto all’impollinazione, ci pensa il vento. Dai fiori femminili impollinati si sviluppano frutti a forma di bacche che raggiungono la maturazione passati tre anni. Poiché impiegano diversi anni per maturare, l'arbusto presenta nel contempo frutti verdi ancora acerbi accanto ai frutti blu ormai maturi. Sebbene le chiamiamo bacche di ginepro, in termini botanici si tratta di coni. Ad indicarlo è una fessura a tre raggi visibile sulla superficie del cono che si forma per coalescenza delle tre scaglie superiori dello stesso.

Usi

Le bacche di ginepro portano i reni a produrre più urina. Probabilmente aumentando la circolazione renale. Grazie alla maggior escrezione, che rimuove dall'organismo i rifiuti metabolici, il Ginepro ha effetti positivi sui sintomi reumatici, tanto che molte frizioni per il trattamento dei reumatismi contengono olio di Ginepro. I disturbi digestivi sono un altro campo d'applicazione dei coni dal gusto resinoso. Lo sa anche la medicina popolare, che utilizza il Ginepro per stimolare l'appetito. Le bacche rendono i cibi più digeribili.

Il Ginepro allevia i crampi, in particolare della muscolatura liscia. Stimola la peristalsi e nelle donne in gravidanza aumenta la tonicità dell'utero, motivo per il quale i preparati a base di Ginepro e i cibi speziati con questa pianta andrebbero evitati durante la gravidanza.

Fatti interessanti

Il nome generico Juniperus deriva probabilmente dai termini latini juniveris = giovane e parus = partoriente. Juniperus si può quindi tradurre con partoriente un giovane. Ciò si riferisce probabilmente all'effetto abortivo del suo parente stretto, il Ginepro sabina (Juniperus sabina). L'attributo communis al nome della specie deriva dal latino e significa comune, usuale. Gli antichi greci e i romani erano già a conoscenza dei molti impieghi medici del Ginepro. Essi utilizzavano la pianta officinale per stimolare i reni e come disinfettante. Ippocrate utilizzava le bacche per via topica per il trattamento delle ferite e per via sistemica per accelerare il parto, in caso di efflusso nonché per stimolare il flusso mestruale. Dioscoride raccomandava il Ginepro nei casi di dolore al petto, tosse, dolori al ventre e morsi di animali selvatici. Fino agli inizi del XX secolo, continuò a restare in uso la raccomandazione della medicina popolare di prevenire l'influenza masticando bacche di ginepro.

Un proverbio tedesco ammoniva il viandante ad inginocchiarsi davanti al Ginepro. Merita rispetto, questo guaritore, che nel Medioevo si pensava fosse efficace persino contro la peste. Si narra che ai tempi della peste, un uccello abbia cantato dagli alberi: “Mangiate ginepro e pimpinella che tiene lontana la lapide a terra.” Questa credenza deriva da una leggenda tramandata, secondo cui Cristo avrebbe chiesto protezione

sotto un arbusto di Ginepro quando s’imbatté nella peste.

Uno dei sinonimi tedeschi di Ginepro, Kranawitt, deriva dall'Antico alto tedesco e significa 'legno di cicogna'.

Ma si ritiene che il Ginepro difenda non soltanto dalle malattie, bensì anche da goblin e altri spiriti maligni, e persino il diavolo stesso, contro il quale sfodera temerario le sue foglie pungenti. Tradizione vuole che il legno di Ginepro utilizzato per realizzare pale per mescolare il burro oppure frustini difendesse dagli spiriti molesti. Le bacche e i rami di Ginepro posti dentro e attorno alla trebbiatrice erano considerati protettori contro Bilwisschnitter, un demone del grano.

Soprattutto il fumo del legno di Ginepro in fiamme era ritenuto particolarmente efficace nell'allontanare i demoni. Per questo i bambini molto piagnucoloni venivano esposti al fumo e i contadini vi affumicavano le loro stalle.

La fessura a tre raggi sulla superficie del cono del seme, che può essere interpretata come una croce, ispirò gli osservatori ad alimentare la leggenda che narrava come Cristo fosse asceso al cielo da un arbusto di Ginepro. Si pensava che persino la sua croce fosse in legno di ginepro.

L'antico nome tedesco Queckholder, dall’Antico alto tedesco quec = vivo, racconta di un altro ruolo

attribuito al Ginepro: quello di albero della vita e di simbolo di forza fisica. I viandanti erano soliti appuntarsi delle bacche di ginepro al cappello per prevenire la stanchezza.

Gli antichi greci associavano il Ginepro ad Ecate, dea della transizione e della trasformazione. Un’assoziazione che ben si sposa con la favola "Il ginepro” scritta dai fratelli Grimm. Questa favola testimonia i poteri vitalizzanti e trasformativi del Ginepro. La storia narra di una donna e di un uomo che vivono insieme da molti anni senza avere figli. Un giorno d'inverno, la donna si taglia un dito mentre è intenta a pelare una mela. Il sangue gocciola sulla neve e la donna esprime il desiderio di avere un bambino bianco come la neve e rosso come il sangue. Nove mesi dopo, vede la luce il suo bambino ma la donna muore durante il parto. Addolorato, il marito la seppellisce sotto il ginepro in giardino secondo le sue volontà. Dopo qualche tempo, l'uomo si risposa. La nuova moglie, che gli dà una bambina, odia talmente tanto il figlio avuto dal primo matrimonio, che con una cesta di mele gli spacca la testa, la taglia a pezzetti e la fa bollire per farne una zuppa che serve al marito, al quale invece racconta che il figlio è scappato via. Ma la figlia, che aveva assistito a tutto l'accaduto, raccoglie piangendo le ossa del fratellastro e le adagia sotto l'albero di ginepro. L'albero sibila,

un uccello esce volando mentre le ossa sono sparite. L'uccello va a cantare all'orafo e riceve una catena d'oro, dal calzolaio e riceve un paio di scarpe e dal mulino ricevendo una macina. Con questi doni vola alla casa paterna, getta la catena d'oro su suo padre, le scarpe alla sua sorellastra, ma fa cadere la macina sulla matrigna, causandone la morte e trasformandosi di nuovo nel bambino. E da quel giorno, padre, figlio e figlia vissero insieme felici e contenti.

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